L’approccio dell’avvocato generale (AG Yves Bot) adotta una lettura sistematica della direttiva OEI e conclude che la direttiva OEI richiede che chiunque sia stato oggetto di una perquisizione, di un sequestro o di un interrogatorio abbia il diritto a un rimedio legale per contestare le ragioni sostanziali sottostanti la decisione che ha ordinato la misura investigativa.

Nel caso C-324/17, il codice di procedura penale bulgaro non prevede un rimedio giuridico o una garanzia per contestare una decisione giudiziaria che ordina una perquisizione o un sequestro. Pertanto, non è conforme ai diritti fondamentali sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo né è in linea con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (CFREU).

Secondo il parere dell’AG Bot la legislazione bulgara è contraria all’articolo 47 della CFREU. Egli ritiene che l’articolo 14 dell’OEI debba essere interpretato nel senso che l’autorità giudiziaria nazionale di uno Stato di emissione non può ricorrere a un OEI se la sua legislazione interna non prevede un rimedio giuridico volto a contestare i motivi della richiesta di un tal provvedimento di indagine.